Cresce l’esercito dei baby camorristi. Hanno dai 12 ai 17 anni. Sono pronti alla prossima guerra tra «l’alleanza» e i Mazzarella.
Ai clan offrono tutte le garanzie: stipendio basso, niente orari, niente famiglia. Ci sono loro dietro gli ultimi omicidi. Senza mai abbandonare la scuola, e scommettendo sulle corse delle Smart.
Li arruolano appena diventano capaci di mantenere fedeltà al gruppo. Hanno dai 12 ai 17 anni, molti sono figli o fratelli di affiliati molti.
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Racconto di un bambino soldato della camorra
Rosario, 11 anni, abita in un condominio nella periferia di Napoli insieme alla nonna Lilina, non va più a scuola dalla terza elementare e, insieme a tre o quattro amici, passa il tempo tra piccoli furti, partite a biliardo, giochi più o meno pericolosi, sigarette e alcool, grazie anche alla complicità di un piccolo camorrista pedofilo che copre i loro crimini.
A “Casa Letizia” Rosario ha modo di incontrare Caterina – una ventenne bella, rabbiosa, incinta – e se ne si innamora perdutamente. Ad una festa in parrocchia scopre però che Caterina ha una relazione con Santino l'educatore della comunità e se ne sente tradito. Il sentimento sfocia ben presto nella vendetta, prima nei confronti di Santino (chiederà ad un gruppo di camorristi di rubargli la moto e minacciarlo), poi nei confronti di un medico dell'ospedale che non ha curato un'improvvisa emorragia di Caterina causandone così la prematura morte. Ferire il dottore con un colpo di pistola accelera l'inserimento di Rosario nella camorra. Sarà Damiano, un giovane e ricco boss, deciso e affascinante, ad educarlo al crimine e ad iniziarlo agli omicidi e farlo diventare cosi un bambino-killer.
Rosario, dodici anni, indossa la tuta da calcio, saluta la nonna, verifica che nella borsa ci sia tutto l'occorrente e prende la metropolitana. Poche decine di minuti dopo arriva a destinazione. Ad attenderlo non ci sono gli amici con cui giocare a pallone ma un manager da uccidere. Un paio di colpi di pistola, una breve fuga, un cambio d'abito ed ecco completato, “felicemente”, il suo apprendistato da killer.
Rosario che quattordici anni non ce li ha, ma una pistola sì. E la usa, al posto della playstation, e del pallone. E si fa killer come si farebbe primo della classe, per obbedire e accontentare. E lo fa bene, come bene sostiene la nonna, finché essa sparisce, lasciandolo più solo, più debole e cieco. Identico davanti al bene e davanti al male. Perché non li distingue. |